Luogo di Storie


Sul punto più alto della rupe a dominare la costa, assecondando le asperità naturali, il Castello Rufo Ruffo di Scaletta fu voluto da Federico II di Svevia nel XIII Sec, un altro dei suoi gioielli architettonici. Oltre alla storia dello Stupor Mundi la storia di questo luogo unisce nel tempo quella i altri due personaggi di grandissimo spessore: Don Antonio Ruffo duca di Bagnara che nel XVI secolo cominciò a collezionare opere d'arte rendendo la sua raccolta inestimabile, e Macalda Da Scaletta. Quest'ultimo personaggio è unico nel suo genere: si tratta di una donna determinata la cui personalità ha inciso nella storia dei Vespri siciliani. Un'avventuriera tutta da scoprire!  Per non dire di Carlo V che qui sostò dilettandosi nella caccia al cinghiale e, più tardi, della battaglia che vide spiegata la flotta di Luigi XIV nelle acque prospicienti il castello

Porta Sud della città di Messina, città che notoriamente fu da sempre considerata chiave per il possesso dell’Isola, il massiccio impianto trapezoidale e l’elevata verticalità delle pareti sono state determinati per la difesa della Sicilia intera. Nel momento in cui si scelse di utilizzarlo anche come residenza, venne alleggerito da eleganti bifore che si aprono sui vari prospetti, mentre all'interno troviamo ampie sale bene illuminate con alte volte a botte. Così da una cupa e minacciosa fortezza si trasforma in Dongione, residenza elegante e sfarzosa del Feudatario.Perfettamente conservate sono le finestre del lato sud-est: due bifore in corrispondenza del piano nobile, due piccole monofore nel piano superiore della servitù.

Il Castello di Scaletta non è stato eretto con un preciso piano architettonico. Esso ha dovuto piegarsi alle inderogabili esigenze topografiche che hanno imposto soluzioni obbligate."Si sono compiute delle vere e proprie acrobazie architettoniche per vincere le disuguaglianze della roccia e comprenderle in solo organismo”.

Varcando la soglia, l’attenzione è attratta dall'altezza della volta a botte, dalle finestre sospese nel vuoto, dalle porte di intercomunicazione, tagliate nell’alto dei muri divisori ed oggi assolutamente inaccessibili.I tre piani, originariamente rispondevano naturalmente, a diverse esigenze e avevano quindi una diversa funzione. Gli ambienti del pianterreno servivano gli armigeri e per il personale addetto alla difesa del castello; il superiore, rispondente al piano nobile, era destinato al castellano e alla sua famiglia, l’ultimo – piano ammezzato – accoglieva probabilmente la servitù. Oggi, nei diversi piani, sono soltanto rilevabili numerose edicolette murali, disimpegnanti l’ufficio di armadi, e, nel piano nobile, il taglio di un grande camino. 

Al piano terrazzato si accede da una lunga scala lapidea a cielo scoperto praticata in un piccolo atrio quadrato. All’esterno un muro rampante con numerose feritoie. 

All'interno del castello è stato allestito un museo, nelle sue bacheche e recinzioni documenti cartacei (specie iconografici) ma anche araldici, medaglie, e armi di guerra e le armature. Un tuffo alla riscoperta delle nostre radici!